Essere smart worker in un coworking | Intervista a Denis Bazzali

    Smart Working fa rima con Coworking? Lo abbiamo chiesto a Denis Bazzali, Business Data Analyst “a distanza” per Enel X e new entry tra i coworker di Officine On/Off.



    Ormai lo sanno anche i muri: dallo scattare del lockdown, lo smart working è tra i trend topic dell’anno 2020. Per chi come noi da anni lavora sulla divulgazione di quel particolare approccio aziendale “smart”, che sta alla base del lavoro agile, la reazione a questa impennata è stata tra lo sgomento e la soddisfazione.

    “Adesso che è sulla bocca di tutti, tutti finalmente coglieranno in tempo zero quello che volevamo dire”, abbiamo pensato. Ovvero il valore aggiunto di una modalità lavorativa agile: l’opportunità per l’azienda e i dipendenti di incrementare la competitività e la produttività, lavorare per obiettivi e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Ma sappiamo invece che la realtà passa attraverso i titoli di giornale, che il lavoro da remoto non è necessariamente “smart” e che l’acquisto di device e notebook per far lavorare da casa i propri dipendenti non equivale a investire su un progetto strutturato di gestione a distanza di un team di lavoro.

    Ma questa è un’altra storia. L’emergenza ha sicuramente accelerato molti processi produttivi e lavorativi, portando alla chiusura temporanea di sedi aziendali in tutto il Paese e favorendo anche l’utilizzo di spazi ibridi come i coworking da parte di tutta la nuova “generazione” di smart worker che di lavorare da casa non ne hanno la benché minima intenzione.

    Uno di questi è Denis Bazzali, Business Data Analyst “a distanza” per Enel X e nostro coworker di recentissima acquisizione. Per la nostra rubrica “Quello che i coworker non dicono” gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo “anomalo” status di “smart worker in un coworking”.


    1. Ciao Denis! Come prima cosa, raccontaci qualcosa di te.

    Ciao! Mi chiamo Denis Bazzali, ho 28 anni e sono originario di un paese in provincia di Belluno. A settembre ho iniziato a lavorare per Enel X, azienda parte del gruppo Enel, impegnata nei settori della sostenibilità e dell’innovazione (mobilità elettrica, smart home, smart cities). Inizialmente sarei dovuto andare a vivere a Roma, ma temporaneamente, causa Covid-19, ho potuto decidere da dove lavorare e per motivi personali ho scelto di trasferirmi a Parma. Nello specifico mi occupo di Business Data Analysis: analizzo i dati aziendali delle applicazioni sviluppate internamente e i dati esterni (come quelli dei social come Facebook, Twitter, etc.), estraggo informazioni utili in maniera rapida e trasformo tutto quello che arriva dal web in “insights” utili per chi è alla guida della strategia aziendale.

    2. Come gestisci il rapporto a distanza con i tuoi colleghi e referenti?

    A marzo la mia azienda ha chiuso fino a dicembre: tutto il team è in smart-working ma devo dire che siamo ben organizzati. Tutti i lunedì dedichiamo una riunione di 2 ore al “recap” di quello che è stato fatto la settimana prima e fissiamo nuovi obiettivi. Con i miei colleghi ci dividiamo i compiti e collaboriamo via Microsoft Teams. Cinque o sei volte a settimana fissiamo degli incontri per mostrare ai responsabili i nostri risultati e capire se stiamo andando nella direzione giusta o se dobbiamo rimodulare gli obiettivi. Poi, una volta a settimana per mezz’ora organizziamo un “coffee break”, una riunione un po’ meno lavorativa, dove parliamo di tutto fuorché di lavoro, per conoscerci meglio.



    3. Smart Working o lavoro in presenza: quale preferisci?

    Questa è una domanda un po’ difficile: sono due tipologie di realtà diverse. Nello smart working, i ritmi sono fin troppo scanditi. Non ci crederai, ma io ho tantissime scadenze durante la settimana dovute proprio a questo modo di lavorare. Inizio a lavorare alle 9 e finisco alle 19, non mi fermo un secondo: l’azienda si aspetta che tu porti i risultati. Nel mio caso non lo chiamerei “smart working” ma semplicemente “tele lavoro”: sarebbe davvero “smart” se potessimo organizzare il lavoro in autonomia senza programmazioni dei tempi della settimana.

    Il lato positivo è poter vivere dove vuoi e per me, che dovrei andare a Roma solo per lavoro, ha anche dei vantaggi dal punto di vista economico.

     Mi manca, però, il contatto umano: fare pause, parlare con i colleghi anche di altro. Su questo fronte sono stato sfortunato perché sono entrato in quest’azienda in smart-working e lavoro con persone che non ho mai visto e non so se vedrò fino al prossimo anno. In realtà, però, sono contento di continuare così: al momento non sento la necessità di trasferirmi fisicamente a Roma.

    4. Sei uno smart-worker in un coworking: un vantaggio e uno svantaggio? 

    Un apparente svantaggio potrebbe essere il fatto di doversi comunque recare sul posto di lavoro, uscire di casa e arrivare fin qui. Ma io non lo vedo come uno svantaggio, restare a casa sarebbe molto peggio. Il tragitto mi fa quasi bene, arrivo e si sta comodi: si sta veramente bene.

    Una cosa davvero bella, che forse il Covid-19 sta un po’ tenendo in stand by a causa del distanziamento, è che in questo spazio c’è gente che lavora a qualunque cosa e ciò ti permette di mescolare un po’, scambiare informazioni e conoscenze, il che è utile.

    5. Quali sono i tuoi programmi per il futuro immediato o anche a lungo termine?

    Non voglio sembrare banale, ma onestamente non ho una risposta. Al momento, lavorativamente parlando, ho appena iniziato e vorrei sicuramente crescere in questa azienda. Vorrei capire dove sarò, come sarò, ma faccio un po’ fatica a vedere un orizzonte da qui a due mesi. Vivo alla settimana, concentrato sul lavoro e su attività extra.