Il futuro ci riguarda! Lettera aperta

    Il futuro ci riguarda e ci indigniamo davanti al silenzio.

    Siamo persone che lavorano nell’educazione, nella cultura e nel sociale all’interno della Cooperativa Sociale Ecole, 24 FPS APS, ON/OFF APS e assieme a ragazze e ragazzi che frequentano i nostri spazi.

    Condividiamo luoghi, attività e relazioni. Oggi vogliamo condividere anche una presa di posizione sulle guerre, sul costo della vita, sulla scuola e sul lavoro educativo.

    Perché queste cose ci riguardano ogni giorno. Condizionano le possibilità di studiare, lavorare, trovare una casa e immaginare il futuro.

    E siamo preoccupati. Ma anche indignati.

    Le nuove generazioni sono cresciute attraversando una pandemia, tra guerre, distruzione e incertezza. Conosciamo, nei nostri percorsi e nel nostro lavoro, depressione, isolamento, ritiro sociale e difficoltà economiche.

    Troppo spesso queste fatiche vengono trattate come problemi individuali. E quando diventano rabbia e protesta, i giovani vengono descritti come irresponsabili, pericolosi, incapaci di capire il mondo.

    Vogliamo che quella rabbia venga ascoltata.

    Nel pensiero di Paulo Freire troviamo un’indicazione importante: indignarsi davanti all’ingiustizia può essere un punto di partenza per cambiare le cose. Vogliamo trasformare questa indignazione in partecipazione, solidarietà e azioni concrete.

    Non è accettabile abituarsi alla guerra, ai genocidi e all’uccisione dei civili. Chiediamo che la pace sia una priorità nelle relazioni internazionali e nelle scelte economiche. Vogliamo un confronto pubblico sul riarmo e strumenti con cui le persone possano incidere sulle decisioni, anche attraverso proposte referendarie.

    Non è accettabile che lavorare non basti a vivere dignitosamente. Che pagare l’affitto, le bollette e la spesa lasci sempre meno spazio per studiare, curarsi e costruire autonomia. Chiediamo salari adeguati al costo della vita, contratti stabili e politiche che rendano accessibile il diritto alla casa.

    Non è accettabile che le opportunità di studio dipendano da quanto può spendere una famiglia. Libri, trasporti, gite, università ed esperienze all’estero devono essere possibilità accessibili. Chiediamo sostegni economici adeguati e semplici da ottenere.

    Non è accettabile frequentare scuole con problemi di manutenzione o senza gli strumenti necessari. Chiediamo edifici sicuri, personale sufficiente, continuità didattica e sostegno psicologico accessibile.

    Non è accettabile che chi lavora nell’educazione e nel sociale debba occuparsi del benessere degli altri in condizioni di precarietà e scarso riconoscimento. Chiediamo finanziamenti continuativi, compensi dignitosi e tempo per progettare, ascoltare e accompagnare le persone.

    Non è accettabile che razzismo e discriminazioni diventino normali. Nei nostri spazi si incontrano persone con origini e storie diverse. Vogliamo che tutti possano sentirsi parte della comunità e avere gli stessi diritti e opportunità.

    Nei quartieri in cui operiamo vediamo quanto servano luoghi di incontro, servizi e relazioni su cui contare. Chiediamo che le risposte alle difficoltà delle comunità vengano costruite con chi le abita, senza ridurre tutto a un problema di ordine pubblico e di sicurezza.

    La sicurezza è anche avere una casa, una scuola che funziona, un lavoro dignitoso e qualcuno a cui chiedere aiuto.

    Siamo solidali con chi manifesta, sciopera e prende parola per chiedere pace, giustizia e dignità. Difendiamo il diritto al dissenso. Non consideriamo desiderabile danneggiare beni e spazi, ma rifiutiamo che una vetrina infranta faccia dimenticare le vite distrutte dalle guerre e dalla violenza sulle persone.

    Come cooperator* ed educator*, vogliamo fare la nostra parte: aprire momenti di confronto, discutere queste scelte, costruire proposte e portarle alle istituzioni. Vogliamo farlo insieme, dando spazio anche alle voci che vengono ascoltate meno.

    Chiediamo investimenti per la pace, l’istruzione, il lavoro educativo e l’autonomia delle persone.

     

    Non vogliamo limitarci ad adattarci a un mondo ingiusto. Vogliamo avere gli strumenti per cambiarlo.