Creativo o razionale? – Intervista a Filippo Gerbino

    Oggi vi presentiamo Filippo Gerbino, host del nostro Fablab. Filippo si definisce figlio del caos, ma arrivare qui ad On/Off sostiene sia stata la cosa giusta al momento giusto. Ce ne parla nell’intervista per la rubrica Quello che i coworker non dicono.

    Ciao! Chi sei e di che cosa ti occupi?

    Ciao sono Filippo Gerbino e sono l’host del FabLab. Mi definisco figlio del caos, perché sono sempre stato spinto in tante cose diverse e il FabLab è stato il posto più giusto dove trovarmi nella mia vita in questo momento. Il mio lato più razionale è sempre stato molto in conflitto con la mia parte più creativa, che coltivo nel mio tempo libero scrivendo, dipingendo e scolpendo. Sono nato in Sicilia, ho studiato ingegneria spaziale alla triennale a Palermo e ho fatto la specialistica a Pisa. Ho svolto un dottorato a Brighton in Inghilterra, e, allora, ero molto proiettato nel continuare a vivere fuori, ma quando è nata mia figlia, insieme alla mia compagna, abbiamo deciso di tornare in Italia. In particolare, sono arrivato a Parma con la mia famiglia, due annetti fa. 

    Raccontaci un po' di te!

    Mi piace molto viaggiare: ho viaggiato tanto nella mia vita, fin da piccolo i miei genitori mi hanno sempre lasciato molto libero di scoprire. I miei viaggi più significativi sono stati in Medio Oriente e in Messico, facendo il ciclo turista.  Per quanto riguarda le mie passioni e il mio lavoro, ho sempre tenuto molto le mie idee per me, senza venderle, le ho sempre coltivate e custodite gelosamente.

    Filippo Gerbino - Host del Fablab

    Come sei arrivato qui al FabLab?

    Trovare il FabLab, è stata la mia fortuna, perché è un luogo dove ho trovato tanti aspetti: il lato progettuale, quello più ingegneristico, ma anche quello più creativo che, per via della mia carriera, ho dovuto sempre trascurare.  Ho sempre saputo dell’esistenza del FabLab, ma non mi era molto chiara la realtà di On/Off. Poi l’ho conosciuta, mi ci sono immerso e ho capito che è un luogo in cui si parla molto di coworking e di imprenditorialità che, per il mio background studentesco politicizzato, è sempre molto stato lontano da me come concetto. Con il tempo, però, ho capito che per fare qualcosa, da qualcosa bisogna partire: anche se non si pensa all’arricchimento personale, però partire da un’idea, riuscire a pubblicizzarla, ingrandirla e capirne la logistica è una cosa che, anche se avevo realizzato già prima di arrivare ad On/Off, qui è la prima volta che mi sembra di essere in una realtà dove queste cose le posso catturare meglio, cominciare ad avere veramente un’idea sul da farsi.

    Cosa ti piace di On/Off?

    Qui ad On/Off ho trovato tre cose che mi piacciono tantissimo! Innanzitutto è un posto coloratissimo: da artistoide mi piace trovare un posto che stimoli l’occhio. Anche perché l’occhio vuole la sua parte! La seconda e la terza cosa che sono collegate e che mi piacciono tantissimo, sono il tipo di persone che vivono lo spazio! Innanzitutto è un luogo dove ci sono molti ragazzi giovani che rendono l’ambiente dinamico: ci sono ragazzi che fanno corsi, alcuni vengono con il gruppo Ecole a fare diverse attività (utilizzo di software, macchinari, ecc.), ma anche semplicemente quando i ragazzi del Centro Giovani, al pomeriggio, animano il luogo giocando. L’altro aspetto che mi piace molto, sempre dal punto di vista umano, è lavorare con colleghi e coworkers che hanno diversi background: persone legate all’aspetto educativo, altre legate più all’aspetto economico o di gestione! Tutto questo per me è veramente stimolante!