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      Obiettivo? Viaggiare a tempo indeterminato | Intervista a Francesco Cocchi

      L’importanza di scegliere il lavoro che si fa

      Qualche giorno prima che l’Italia fosse divisa in zone “colorate” a seguito della seconda ondata emergenziale, a novembre 2020, Francesco Cocchi ha bussato alla nostra porta: voleva diventare coworker nel momento in cui ci si riavviava verso l’inasprimento delle norme anti-contagio e l’ulteriore sdoganamento dello smart working.

      Perché? Per la rubrica “Quello che i coworker non dicono” gli abbiamo fatto qualche domanda per capirlo.

      1. Ciao! Raccontaci chi sei e di cosa ti occupi.

      Ciao sono Francesco! Ho 25 anni e sono laureato in Economia dell’Università di Parma, indirizzo Nuove Tecnologie Digitali. Mi occupo della realizzazione di siti web, di campagne di marketing sulle principali piattaforme Facebook, Google e Instagram. In particolare, attualmente lavoro come digital strategist presso l’agenzia di marketing Docwebmarketing, per la quale gestisco campagne di Google AdWords. Parallelamente, sto cercando di aprire la mia di agenzia di marketing, con la quale vorrei specializzarmi nel settore del food and beverage, per aziende che vendono online i loro prodotti locali.

      2. Perché hai scelto di lavorare in un coworking?

      Il coworking l’ho scelto per non lavorare da solo a casa, cosa che per me è molto demotivante. L’aspetto più positivo secondo me è quello di poter condividere idee e punti di vista con altre persone. Stare a contatto con un gruppo di persone, dove ognuno fa lavori diversi tra loro, è stimolante… la giornata ti passa molto meglio!

      Inoltre il coworking non è un ufficio normale, le persone che lo frequentano fanno il lavoro che hanno scelto e non si sentono obbligate a farlo. Questa cosa genera un ambiente molto positivo, energico e sereno in cui lavorare.

      3. Come gestisci il rapporto a distanza con colleghi e clienti?

      Non avendo mai avuto in testa un’idea tradizionale del lavoro, per me la distanza non è mai stata un problema, neanche da quando è iniziata la pandemia. Ormai abbiamo tutti gli strumenti per gestire i rapporti da remoto. Certo, sicuramente stare insieme fisicamente quando bisogna discutere idee, progetti o cose da fare è sicuramente ottimale, io lo preferirò sempre, ma nell’era in cui viviamo non lo ritengo indispensabile.

      4. Un vantaggio e uno svantaggio di lavorare in un coworking in tempi del Covid-19: 

      Un vantaggio è sicuramente quello di poter combattere la solitudine, che in questi tempi ci ha colpiti un po’ tutti, soprattutto chi si è ritrovato a lavorare in smartworking da casa o anche momentaneamente senza lavoro. Io ad esempio ho iniziato a frequentare On/Off la settimana prima che in Italia introducessero la divisione a “zone colorate” a novembre 2020, si può dire in piena seconda ondata. Uno svantaggio personalmente non l’ho trovato, se non indiretto, come ad esempio le limitazioni per l’organizzazione di eventi e corsi che in qualche modo possono avere impatto positivo sul lavoro in coworking.

      5. Nel tuo futuro cosa vedi?

      Ho progettato come obiettivo il raggiungimento di una libertà “finanziaria”, attraverso quello che, spero, sarà il mio lavoro, ovvero crearmi la mia agenzia di marketing online. Mi piacerebbe anche fare esperienze di viaggio a tempo indeterminato, perché viaggiare è la mia passione. Nei prossimi mesi, ad esempio, mi trasferirò temporaneamente a Malta.

      A livello professionale, non vorrei comunque fermarmi all’ambito marketing, mi piacerebbe intraprendere altre strade. Mi piacciono le sfide nuove e un domani vorrei dare vita a nuove attività anche in settori differenti.

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