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      #DistantiSaluti: Neuroplasticità e Consapevolezza


      #DistantiSaluti è la rubrica di pillole di antifragilità per il lavoro, agile e non, ai tempi del corona virus nata dal network di Officine On/Off e FabLab Parma. Contenuti digitali, slide, brevi video, consigli, pillole appunto, su argomenti specifici che ci sono propri e di cui siamo esperti.


      Probabilmente molti di noi si stanno chiedendo come e quanto cambieremo dopo l’esperienza di isolamento protratto, e in generale di una pandemia globale, con tutto ciò che sta comportando a livello fisico, emotivo e relazionale.

      A questo proposito, per #DistantiSaluti, ecco il contributo di Carlotta Pizzi, pedagogista e formatrice specializzata in benessere, gestione del cambiamento e sviluppo di competenze trasversali, consulente C.A.S.C.O. e nostra coworker.
      Di come il nostro cervello possa modificarsi in risposta all’ambiente, alle emozioni, ai pensieri è responsabile la Neuroplasticità, la capacità cerebrale di modificarsi sulla base delle esperienze vissute o osservate determinando i mutamenti dei percorsi neurali lungo l’arco delle nostre esistenze. Basti pensare che ogni neurone arriva ad avere fino a 10.000 connessioni che si creano o distruggono nel tempo.

      Il cervello è quindi programmato per modificarsi a seconda di ciò che ci accade.

      Ad esempio, recenti studi del California Institute of Technology (Caltech), hanno dimostrato che “l’isolamento sociale prolungato può provocare un aumento della proteina neurochina B (NkB) nell’amigdala, responsabile delle sensazioni di paura, diffidenza verso l’estraneo, aggressività“.



      Queste osservazioni non devono però spingerci a considerare in modo totalmente negativo l’esperienza che stiamo compiendo, anzi: possono e devono fungere da fondamentale spinta motivazionale al cambiamento in positivo, perché esiste anche un tipo di Neuroplasticità Auto-Diretta collegata ad azioni consapevoli che possiamo realizzare per ri-cablare il nostro cervello in una direzione differente.

      Pratiche come il Self Care, ovvero la cura di sé attraverso azioni che diano spazio al benessere di corpo e mente (come l’attività fisica, la meditazione, una sana alimentazione, le tecniche di respirazione, il contatto con la natura, l’arte e con se stessi) comportano effetti positivi a
      lungo termine, quando gestiti con disciplina, pianificazione e continuità.

      Questo perché ci spingono a comportamenti costruttivi e gratificanti, che riprogrammano il nostro modo di pensare attraverso la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina, l’ossitocina, la dopamina, responsabili delle sensazioni di benessere, appartenenza, attaccamento, motivazione.

      Caring for myself is not self-indulgence, it is self-preservation, and that is an act of political warfare.

      Audre Lorde

      Le nostre emozioni svolgono un ruolo fondamentale nelle modificazioni cerebrali perché sono il veicolo per la produzione dei neurotrasmettitori e perché influenzano l’attività elettrica del tessuto nervoso. Le onde cerebrali sono di 5 tipi e si attivano durante stati mentali differenti.
      Ad esempio, quando dormiamo presentiamo un alto livello di Onde Delta, necessarie anche per il supporto del nostro sistema immunitario (dormire poco è correlato a un abbassamento delle difese), così come della nostra capacità di imparare.

      Quando siamo rilassati, meditiamo, riflettiamo oppure creaimo e immaginiamo entrando nel cosidetto “flow”, si attivano onde Theta o Alfa. Quando siamo in uno stato di veglia attiva entriamo in una gamma di frequenze più elevate, quelle Beta, ma situazioni stressanti, di ipervigilanza o percepite come pericolose possono provocarne un eccesso, generando una iperattivazione neurale che può causare uno stato di ansia, timore e tensione. Questo stato particolare, se prolungato, incide sulla nostra capacità di concentrazione, apprendimento ed esecuzione, diminuendole significativamente.

      Questo dimostra che i nostri pensieri, le nostre emozioni, le attività che svolgiamo generano un certo tipo di energia nel nostro cervello, di cui possiamo però essere consapevoli. Ricercare attivamente, con impegno, un atteggiamento positivo, dedicare tempo a ciò che ci da piacere, mantenere la mente attiva leggendo, creando, dedicandosi ad attività gratificanti, imparando nuove abilità, incide direttamente e concretamente sulla nostra salute.

      E’ importante tenere a mente che anche le parole plasmano le strutture cerebrali, stimolando il rilascio di neurotrasmettitori specifici, orientando le nostre azioni e influenzando quindi la nostra personalità. Uno studio del Brookhaven National Laboratory ha mostrato che l’esposizione continua a un certo tipo di parole causa un’alterazione dei livelli ormonali e dei neurotrasmettitori. Le parole che scegliamo di esprimere o di cui ci circondiamo, anche in questo momento particolare, sono in grado di modificare il nostro pensiero, e quindi l’energia dentro e intorno a noi, influenzando la nostra memoria e il modo in cui prendiamo decisioni.

      Ciò che ricordiamo determina le scelte che faremo. Abbiamo quindi una grande responsabilità verso noi stessi, nel momento in cui riconosciamo che il nostro benessere psico-fisico è nelle nostre mani anche nei momenti in cui abbiamo poco controllo su ciò che accade all’esterno.

      Il modo in cui decidiamo di rispondere agli eventi stressanti oggi, dedicandoci a noi stessi in modo proattivo, potrà aiutarci a definire chi saremo domani.

      Sulla base di quanto ci siamo detti, sono diverse le competenze trasversali che stiamo sperimentando più o meno consapevolmente all’interno di questa cornice “nuova” e complessa in cui ci muoviamo da ormai diverse settimane. Proviamo a osservarne alcune:

      ⌂ Introversione

      Intesa come capacità di stare da soli, di osservare, riflettere anziché agire, di non ricercare costantemente l’approvazione esterna. La nostra società sottovaluta questa competenza, ma rappresenta una compensazione fondamentale della ben più popolare estroversione, premiata e incoraggiata fin dalla scuola primaria. Jung le definiva facce della stessa medaglia. Imparare a riconoscere e coltivare anche il nostro lato introverso ci aiuta in momenti come quello che stiamo vivendo, focalizzando la nostra attenzione sulla nostra interiorità e il qui e ora. I momenti di vulnerabilità sono ottime occasioni per conoscerci meglio e sperimentare anche punti di forza che altrimenti non sarebbero emersi.

      ⌂ Self-care

      La cura di sé. Quanto siamo davvero capaci di prenderci cura con costanza e consapevolezza di noi stessi? Osserviamoci in questi giorni, nei quali mantenere l’equilibrio tra relazioni, lavoro, interiorità intesa come crescita intellettuale e spirituale, attività fisica, alimentazione è sempre più difficile. Come ci stiamo comportando? Occorrono disciplina e motivazione. E al tempo stesso, indulgenza. I momenti di down, di minor resa, sono normali, stiamo rielaborando un piccolo grande trauma, va attraversato senza caricarlo di eccessivi significati negativi. Quindi vogliamoci bene e impariamo qualcosa in più su noi stessi. Il self care non è però qualcosa che può essere demandato all’occasionalità. Rappresenta la base, l’ingrediente fondamentale del nostro benessere globale.

      ⌂ Felicità

      Si, ad oggi viene considerata una competenza. Questo perché, attraverso il nostro atteggiamento e le nostre decisioni, la possiamo allenare. Non è quindi frutto di ciò che accade fuori da noi, ma di come la nostra mente filtra, interpreta la realtà e agisce in conseguenza a queste valutazioni. La felicità è una modalità costruttiva di reagire agli eventi. E la si può quindi imparare. Non possiamo impedire agli eventi negativi o dolorosi di accadere, ma possiamo decidere quali comportamenti agire per rispondervi. Questa consapevolezza, che spesso è frutto di un lungo percorso di crescita personale, in questi giorni per molti di noi ha subito un’accelerazione, perché ci siamo resi conto che affrontare la crisi reagendo con una mentalità positiva ci protegge dal rischio di perdere la motivazione nel nostro lavoro (oltre che dal rischio di un abbassamento delle difese immunitarie).

      ⌂ Flessibilità

      Questa è piuttosto intuitiva. Stiamo reinventando il nostro mondo, professionale e personale, abbiamo dovuto riorganizzare spazi fisici e mentali, vivere la casa diversamente, riconoscere la noia, la paura di non fare abbastanza, pensare a un non ben definito”dopo”. E’ tanta roba. Dovremo mettere in discussione tante decisioni o modi di lavorare che davamo per scontati, oppure imparare ad usare strumenti nuovi. Flessibilità sarà la parola d’ordine del futuro, come se già non la fosse, per un libero professionista. L’importante è attraversare i cambiamenti un passo alla volta, senza pretendere di non avere dubbi o timori. L’ansia da prestazione però lasciamola sul pianerottolo. Stiamo tutti sperimentando e andando a tentoni.

      Va bene così.


      Per concludere, ecco 4 buone abitudini che potrebbero aiutarvi concretamente a mantenere alte concentrazione e motivazione.

      #1 Pianificazione

      Se ancora non state gestendo un plan settimanale e uno giornaliero vi consiglio caldamente di provarli. Serve ad organizzarvi meglio, a mantenere la mente lucida sulle scadenze, gli impegni e le ore da dedicare al lavoro rispetto a quelle da dedicare alla vita privata, considerando che le state vivendo negli stessi spazi. Online o cartacea una dettagliata organizzazione delle vostre giornate favorirà la motivazione e vi spingerà a rispettare gli orari. Nota bene: vanno pianificate anche le pause, che sono indispensabili e andrebbero fatte idealmente ogni 45’-60’.

      #2 Spazio di lavoro

      Ho fatto qualche consulenza in questi giorni, chi lamentava un calo nella concentrazione non aveva pensato a crearsi uno spazio che fosse destinato solo al lavoro. Che fosse comodo, gradevole, ordinato, pulito e con la luce giusta. Non si tratta di dettagli. Fanno un enorme differenza, e la fa anche avere un angolo di lavoro dedicato rispetto a lavorare sul tavolo della cucina, a letto o sul divano.

      #3 No Sciatteria

      Se dovete lavorare, collegarvi online o portare a termine una scadenza prima di tutto lavatevi e vestitevi. Pigiami, ciappi improbabili in testa e magliette di tre giorni prima vanno riposti negli appositi spazi. Lontano da voi. Non è solo una questione di rispetto per chi vi guarda, ma la è anche verso voi stessi e vi aiuta ad entrare mentalmente nel vostro mood produttivo. Io non posso saperlo se sotto il tavolo siete in mutande, ma voi si, e questo influenza il vostro atteggiamento e la vostra predisposizione.
      Io prima di una riunione di lavoro online metto pure il profumo, e prima di prendermi in giro sappiate che autostima e cura di sé hanno una netta incisività sulla produttività personale e sul senso di autoefficacia. Questo si riflette anche nella percezione di chi si relaziona con noi.

      #4 Consapevolezza

      Nei prossimi giorni, se avete la sensazione di essere meno produttivi, procuratevi carta e penna e segnate l’ora ogni volta che vi rendete conto di esservi distratti. Alla fine della giornata, guardare nero su bianco con quale frequenza il vostro pensiero vaga verso altro che non sia il lavoro potrebbe aiutare la vostra motivazione e spingervi a migliorare alcuni aspetti del vostro setting per favorire la concentrazione. Si tratta di un esercizio piuttosto efficace.
      Nota bene: ci sono delle tecniche di visualizzazione che aiutano i professionisti a recuperare energia e attenzione. La più conosciuta è la Tangerine Technique e sul web si trovano tutte le indicazioni per sperimentarla. Provate anche tecniche e abitudini nuove. Questo è un tempo di cambiamento, approfittiamone anche in positivo.


      Carlotta Pizzi è a disposizione per approfondire questi temi rispetto alla vostra esperienza personale e alle vostre necessità, ecco i suoi contatti: www.studiokomorebi.net/ | infostudiokomorebi@gmail.com

       

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