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      #DistantiSaluti: il lavoro culturale contro paura e omertà


      #DistantiSaluti è la rubrica di pillole di antifragilità per il lavoro, agile e non, ai tempi del corona virus nata dal network di Officine On/Off e FabLab Parma. Contenuti digitali, slide, brevi video, consigli, pillole appunto, su argomenti specifici che ci sono propri e di cui siamo esperti.


      In questo momento, sono tantissimi i portali, i forum di discussione, le testate e gli opinion leader che condividono pareri, vademecum, consigli, aspettative, indicazioni su quali dovranno, o dovrebbero, essere le misure ideali di sostegno al lavoro e ai lavoratori nel settore culturale e creativo per facilitarne la ripresa e la riattivazione nella famosa “fase 2”.

      Esistono realtà, organizzazioni nate dal basso, gruppi di persone, team informali, compagini sociali che, nell’ombra, già difendevano i diritti e il valore del lavoro culturale anche prima della pandemia globale.

      Con loro, a conoscerci di persona, non ci siamo ancora riusciti. C’è mancato davvero un pelo: dopo la prima avvisaglia di fine febbraio, che ci ha costretti ad annullare il primo Indipendent Day, noi testardi, ne abbiamo fissato un altro, il 25 marzo, tra i cui appuntamenti informativi e gratuiti c’era proprio l’incontro di presentazione della loro inchiesta. Ma poi sapete tutti, senza bisogno di ricordarvelo, a che punto erano l’Italia e il mondo a inizio marzo, figuriamoci il 25.

      In una primissima fase, come è stato per tutti in tanti altri importanti fronti, la loro “l’emergenza” è stata supportare la platea più allargata possibile di lavoratori: i freelance di tutta Italia. Hanno infatti supportato ACTA nella scrittura di alcune proposte concrete di sostegno alla libera professione in un periodo di non lavoro forzato, presentate ai rappresentanti del Governo e poi diventate, tra le altre, il bonus di 600,00€ previsto per il mese di marzo dal Decreto “Cura Italia”.

      “Superata”, se così si può dire, la fase emergenziale, ci hanno scritto per proporci di co-organizzare insieme il loro primo “sportello virtuale di assistenza individuale”. E noi cosa abbiamo risposto secondo voi? Ma soprattutto, di chi parliamo dall’inizio dell’articolo?



      Cos’è Redacta?

      Redacta è l’inchiesta di Acta dedicata al lavoro editoriale nata il 16 aprile 2019, nella sala riunioni di un coworking (ma guarda un po’) di Milano, grazie a un focus group carbonaro di una decina di contatti scelti per avere un “campione rappresentativo”. Un’indagine sul mondo editoriale e sulle figure professionali che lo animano, come redattori, traduttori, grafici e illustratori. 

      La scelta di concentrare l’indagine su un singolo settore è figlia della constatazione che il mercato del lavoro è ormai composto da una sfilza di “mercatini”, all’interno dei quali valgono prezzi, tariffe, consuetudini e circuiti di reclutamento peculiari; ma anche, in questo caso, dall’impulso di anni di attività di Sportellonei quali gli editoriali sono risultati tra i lavoratori più in difficoltà.

      ACTA

      Continuano nel frattempo le riunioni del gruppo tra Roma e Milano, raccogliendo interviste ed esperienze di professionisti di ogni ambito ed età, in tutta Italia. Da metà settembre 2019 è online un sondaggio (disponibile e ancora aperto qui) per continuare a raccogliere dati e tariffe e disegnare una mappa dinamica del lavoro editoriale italiano. Il gruppo operativo si allarga, raccogliendo professionisti con oltre trent’anni di esperienza e stagisti appena usciti dal master, redattoritraduttorigraficiillustratori e addetti stampa.


      Dai primi risultati del sondaggio emerge un settore editoriale caratterizzato da compensi miseri, dalla diffusa illegalità su tempi di pagamento e contratti e da un peggioramento costante della qualità del lavoro. Più della metà dei casi ha dichiarato di guadagnare meno di 15.000€ lordi l’anno, pur lavorando almeno 40 ore alla settimana.

      In occasione della European Freelancer’s Week a ottobre 2019, i rappresentanti del gruppo presentano per la prima volta dati del sondaggio e proposte per un lavoro editoriale sostenibile:

      #1 Compensi minimi per i freelance;
      #2 Cause pilota per eliminare le violazioni palesi della legge;
      #3 Il nome di tutti i collaboratori nei “titoli di coda” dei libri;
      #4 Una legge che metta fine agli abusi sugli stage.



      “È successo domenica scorsa. Le due del pomeriggio, il coworking buio e silenzioso; non ho nemmeno acceso il riscaldamento, sono entrata e mi sono seduta subito al pc senza neanche togliermi la giacca. Mi sono messa a smontare e rimontare per l’ennesima volta tutta l’impaginazione del catalogo: 400 pagine. All’ennesima chiamata rifiutata arriva la sua, quella del direttore: ‘Ci possiamo mettere al telefono e correggere le pagine una per una?’. Due ore di diretta, durante le quali mi corregge ogni singola pagina. Io non ho più neanche un grammo di energia per ribattere.

      Metto giù il telefono, do una forte testata contro il muro e, sola nel silenzio di un coworking enorme, mi metto a piangere disperata. Poi smetto: ogni singolo minuto di pianto è un minuto perso di lavoro.

      Ecco la morte della mia passione, amen.”

      Dal sondaggio redacta

      E adesso?


      Adesso almeno 2 buone notizie.

      La prima è che dall’esperienza positiva e collaudata degli Sportelli Acta, ospitati anche da Officine On/Off da almeno 3 anni, è nato REDACTA RISPONDE, spazio gratuito di ascolto e consulenza per i lavoratori e le lavoratrici dell’editoria e dell’industria culturale.

      Ecco 5 buoni motivi per iscriversi al primo sportello di Redacta:

      #1 Conoscere il gruppo Redacta e le sue proposte;
      #2 Approfondire la conoscenza del mercato del lavoro;
      #3 Confrontarsi sulle criticità legate a committenti e/o datori di lavoro;
      #4 Avere informazioni di base sui diritti e sugli obblighi dei freelance;
      #5 Parlare di tariffe, contratti, tempi di pagamento, etc.


      Sarà possibile prenotare una videochat una volta al mese (il primo appuntamento è aperto anche ai non soci) a partire da giovedì 23 aprile. Per fissare un appuntamento o per saperne di più, potete scrivere a ricercaeditoriacta@gmail.com.

      La seconda è che, dalla costola di Acta, è nato Slow News, nuovo progetto di ricerca sul lavoro portato avanti dai lavoratori stessi. Si tratta in questo caso di giornalisti e comunicatori freelance che stanno portando avanti un’inchiesta sulle condizioni di lavoro, i diritti e le tutele del mondo dell’informazione.

      Con il supporto di Irpi e Senza filtro come media partner, è stato pubblicato un sondaggio anonimo (aperto fino al 20 aprile) con l’obiettivo di far emergere i veri compensi percepiti, le modalità di ingaggio e l’inquadramento contrattuale, la condizione delle partite Iva e dei lavoratori freelance del settore, lo stato dell’arte della previdenza e della copertura pensionistica e molti altri aspetti legati alle condizioni di impiego del settore.

      Avere un quadro esauriente della situazione sarà importante per formulare proposte e immaginare soluzioni di miglioramento della condizione di professionisti la cui qualità del lavoro risulta, anche fuori dall’attuale emergenza sanitaria, ogni giorno più cruciale. Cliccando sui pulsanti sarete ridirezionati ai 2 diversi sondaggi:


      Immagini prese da Cultural Worker Unite, collettivo guidato dai lavoratori che mira a promuovere la solidarietà tra i lavoratori precari delle istituzioni culturali a Rotterdam al fine di responsabilizzare la municipalità e le istituzioni per un miglioramento e l’attuazione di un Codice di buone pratiche.

      ROSSELLA LOMBARDOZZI
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