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      #DistantiSaluti: investire sul talento (prima) per uscire da una crisi (dopo)

      #DistantiSaluti è la rubrica di pillole di antifragilità per il lavoro, agile e non, ai tempi del corona virus nata dal network di Officine On/Off e FabLab Parma.Contenuti digitali, slide, brevi video, consigli, pillole appunto, su argomenti specifici che ci sono propri e di cui siamo esperti.


      Tutte le realtà che lavorano su un territorio producono un valore e lo portano verso un fabbisogno. Il modello del Business Model Canvas, pur essendo nato per semplificare e visualizzare gli elementi alla base di un’idea imprenditoriale, può essere traslato a tutte le entità, dalle pubbliche amministrazioni agli spazi di coworking.

      La pandemia che stiamo vivendo in questi ultimi mesi, come un vero e proprio uragano, ha letteralmente spazzato via le forze, i macrotrend e le dinamiche che finora hanno circondato ogni organizzazione e nello specifico la proposta di valore. Queste forze oggi si sono fortemente aggrovigliate, causando disorientamento e perdita delle direzioni e dei processi logici, aziendali e personali con i quali finora costruivamo il valore che andava verso il fabbisogno. Di fatto, non abbiamo più neanche gli stessi fabbisogni, o quantomeno non li conosciamo più come prima.



      Fermiamoci un momento a ricordare alcuni esempi di crisis-driven innovation:

      • XIV secolo: la peste nera stermina 1/3 della popolazione mondiale in maniera indiscriminata ma porta ad innovazioni nel settore agricolo per sopperire alla mancanza di risorse umane
      • 2003: la SARS colpisce la Cina portando al consolidamento dell’e-commerce (es. Alibabà)
      • 2008: la crisi dei mutui Subprime negli Stati Uniti rende possibile la nascita e l’espansione di due attuali giganti della Borsa a tutti gli effetti (UBER e AirBnb), che hanno basato il loro business sugli unici asset che rimanevano a chi perdeva il lavoro: l’automobile e la casa.
      • 2016: nella fase successiva all’Uragano Matthew ad Haiti si ricorre al 3d printing per materiali di soccorso, a soluzioni digitali per il recupero merce e al crowdsourcing di sviluppatori per la realizzazione di software in emergenza

      Analizziamo ora i tre livelli di impatto di questa pandemia:

      #1 Salute (immediato)

      #2 Psicologico (sul lungo periodo)

      #3 Economico (sul lungo periodo)


      Quali sono le opportunità e le tematiche per mettere a frutto idee e talenti a partire da questa emergenza?

      #1 Affrontare l’emergenza (nell’immediato)

      #2 Cambiare i modelli di business esistenti

      #3 Innovare i set di fabbisogni da soddisfare e le categorie di business


      C’è un modo di reagire nell’immediato che spesso risiede già nel mindset aziendale: tuttavia, a lungo termine si renderà necessario attingere a idee nuove, dentro le stesse imprese ma soprattutto dall’esterno, sia dai talenti singoli e sparsi che da quelli già strutturati in team o startup.

      Una regione è attrattiva non solo quando attrae i talenti verso di sé, ma anche quando e se riesce a non farli fuggire, dando al talento che nasce e cresce nei propri territori possibilità di esprimersi.

      Come? Costruendo una rete di relazioni che sia in grado di supportare quel talento e che abbia almeno due caratteristiche:

      #1 Hardware: spazi, infrastrutture e tecnologie

      #2 Software: capitale immateriale, relazioni e know how



      ART-ER da anni mette in contatto imprese e innovatori della Regione Emilia Romagna con l’obiettivo di attivare e animare un ecosistema generatore di innovazione fruibile da parte di tutto il territorio. Iniziative come il Bando D.G.R. n. 342/20 – tramite il quale la Regione finanzia la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative a contrasto dell’epidemia da Covid-19 – o la StartCup Emilia Romagna 2020 – business plan competition per progetti ad alto contenuto tecnologico di cui Officine On/Off è partner territoriale da 5 anni – sono attuabili perché si rivolgono a una comunità di “solvers” o innovatori coltivata negli anni da ART-ER e dai soggetti che sui territori partecipano a quell’ecosistema, già pronta o comunque predisposta a rispondere alle diverse sollecitazioni e chiamate all’azione.



      Oltre al talento in sé e per sé, per uscire da una crisi è necessario l’investimento su questo stesso talento, sia a monte, nella fase formativa, ma anche e soprattutto nella fase di coordinamento, messa a sistema, ricerca e individuazione dei fabbisogni. Il talento nel 2020 non nasce spontanemente in una bottega di Firenze, non è solo il genio: si rende necessario il supporto di attori intermedi, come potrebbero essere i fablab e gli spazi di coworking, che devono avere la forza di organizzare e distribuire l’offerta dei talenti.

      Tutto questo, anche in una situazione di “ordinarietà”: già, perché una pandemia accelera solamentecerte dinamiche, mettendo in risalto difetti e problemi che già esistevano, così come gli investimenti non fatti o quelli urgenti da fare.


      ARTICOLO TRATTO DALL'INTERVENTO "USCIRE DALLA CRISI" DI ALAIN MARENGHI, RESPONSABILE AREA S3 DI ART-ER
      
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