- Rompiamo il ghiaccio e facciamo che ti presenti subito: di che cosa ti occupi?
Mi chiamo Carlotta Fiore e ho 33 anni. Per circa dieci anni ho collaborato con la rivista letteraria La Luna Di Traverso e da un paio di anni ho iniziato a occuparmi di storytelling e content management. Ovvero mi occupo di editing per case editrici, stesura articoli per riviste e storytelling per piccole aziende. Circa due anni fa insieme a Federica Pasqualetti e Infraordinario Studio ho creato il food blog Via delle Ortiche 23, in cui la cucina si sposa alla narrazione vera e propria, con la forma di un romanzo a puntate. E da quell’idea che è nata per puro piacere, ci siamo trovate a proporre lo stesso format di narrazione prima a un mulino, poi a una catena di negozi di ottica, per la quale abbiamo realizzato racconti ironici sui disturbi della vista.
- Come ci hai trovati e qual è stato il tocco finale che ti ha fatto dire “Mah sì dai, proviamo”?
Diversi amici mi avevano parlato di On/Off, ed è una realtà che già conoscevo perché siamo stati ospiti qualche anno fa con la rivista letteraria. Ho deciso di fare la settimana di prova e mi sono accorta che essendo una fucina creativa la mia produttività ha avuto un picco; quindi sia l’ambiente in sé sia il contatto con professionisti di vari settori.
- Domanda tradizionale ma obbligatoria: perché hai deciso di provare a lavorare in uno spazio di coworking?
Inizialmente speravo mi desse una disciplina, perché sono piuttosto indisciplinata e tendevo a massacrarmi di lavoro il giorno stesso della consegna per rispettare le scadenze; prima non avendo orari mi ritrovavo a lavorare da casa e durante le ore notturne. Gli aspetti positivi sono emersi successivamente.
- Nell’immaginario collettivo poter lavorare da casa in pantofole e senza orari da rispettare è un sogno. Sfati quindi questo mito?
Assolutamente sì, innanzitutto gli stimoli esterni sono fondamentali per la creatività e il rischio di vivere rinchiusi nel proprio bozzolo è alto. Prima di iniziare temevo la distrazione, la mancanza di silenzio, invece mi sono accorta che si rispetta molto il proprio lavoro e quello degli altri, e la condivisione degli spazi si è rivelata un valore aggiunto. L’unica cosa negativa è che ho aumentato esponenzialmente il consumo di caffè quotidiano.
- Altri aspetti negativi del coworking?
A voler essere fiscali ci sono giorni in cui si deve stare attaccati al telefono e risulta difficile trovare un posto in cui appartarsi.
- Condividere lo spazio aiuta il tuo lavoro? Sotto quale aspetto?
Innanzitutto mi dà un ritmo, permettendomi di scandire la giornata in modo simile a un ufficio ma con la concentrazione propria del lavoro da casa, e poi c’è uno scambio di idee che automaticamente arricchisce il tuo lavoro, così come i momenti di svago, la distrazione per quanto mi riguarda è creativa per eccellenza.
- Ultima domanda, dato che tu con le parole ci lavori. Tre aggettivi che ti vengono in mente per descrivere On/Off (condiviso non vale…!).
Creativo, dinamico, stimolante.
Breve parentesi durante lo scambio di saluti conclusivo:
“Dato che sono piuttosto pignola, prima della pubblicazione posso leggerlo?”
“Vuoi editarlo, vero?”
“Deformazione professionale”.
A cura di Veronica Pinetti


