Che la forza sia con voi: il nostro Marco D’Angelo a Tataouine per supportare l’imprenditorialità

    Anche un po’ di On/Off ai confini del deserto! Grazie al progetto INDIMEJ, il nostro Marco D’Angelo è volato a Tataouine per sostenere giovani imprenditori e imprenditrici in fase di startup.

    Grazie al progetto INDIMEJ, a gennaio il nostro Marco D’Angelo è volato a Tataouine (Tunisia). No, non per omaggiare la terra in cui fu girato Star Wars nel 1977, ma per supportare l’imprenditorialità come generatrice di benefici economici, sociali ed occupazionali nei loro territori di appartenenza.

    Marco, selezionato da Legacoop Emilia-Romagna e InnovaCoop per conto di Halieus, per 7 giorni si è dedicato a formare e orientare fondatori e fondatrici under 36 di 13 aziende locali in fase di startup. Ecco il racconto della sua esperienza!

    Chi sono

    Marco D’Angelo, 33 anni, esperto di Marketing e Growth, vivo e lavoro a Parma. Sono founder di Vertical, startup foodtech che si occupa di restaurant as a service in delivery – una “Dark Kitchen” per i Brand che vogliono servire i loro prodotti in delivery –  e collaboratore di Art-Er Area S3 Parma per la Regione Emilia Romagna. Il mio lavoro si divide fra l’azienda che ho fondato e il mio ruolo di public servant per l’orientamento dei talenti ai temi dell’innovazione. Dal 2020 al 2023 sono stato membro del consiglio direttivo dell’Associazione On/Off, per la quale ho co-organizzato eventi tra cui Startup WeekEnd Parma e il Festival dello Sviluppo Sostenibile di Parma 2022.

    Chi ho aiutato

    L’esperienza si è svolta a Tataouine (Tunisia) dal 9 al 14 Gennaio 2023. Giornate in cui tra le altre cose il paese ha visto una forte carenza di materie prime come latte e farina, lunghe code di fronte ai negozi e manifestazioni per l’anniversario della Rivoluzione. Insieme a me come “Jedi” mentori delle startup, c’erano Roberta Trovarelli, Responsabile per le Relazioni Interazionali di LegaCoop Emilia Romagna e Giulio Benvenuti, Quality Manager in Legacoop Agroalimentare. Le startup aiutate sono state 13, ve le racconto per ambito:

    Agritech

    Ibrahim Ben Salem e Bettaieb Seddik e le loro serre per la coltivazione di ortaggi di : due progetti diversi accomunati da un unico obiettivo, avere ortaggi e verdure fresche senza l’utilizzo di enormi quantitativi d’acqua.
    Mohamed Ben Ghanem e il suo allevamento naturale di polli. Il famoso dilemma prima uovo o gallina: a 20km dal primo centro abitato promuove un allevamento sostenibile di galline da uova e carne.
    Mabrouka Atri e il suo servizio di consulenza per l’agricoltura sostenibile: un’ingegnera agraria con l’aspirazione di aiutare tutti gli agricoltori a coltivare a Tatatouine.
    Abir Noglami e la sua produzione di miele nutraceutico: produrre miele nel deserto vuol dire spostare l’azienda dove le api trovano fiori disponibili. Tra questi ci sono quelli delle giuggiole, quasi inesistenti in Europa.

    Foodtech

    Israa Yahiaoui e la sua pasticceria gluten free e con prodotti low sugar. L’unico laboratorio di pasticceria gluten free della regione, uno shop online e prodotti a basso contenuto calorico.
    Laroussi Benkilla e la sua produzione di latticini e mozzarella. Tutti vogliono mangiare la mozzarella, ma non in Tunisia dove la mangiano solo sulla pizza.
    Monia Ghrab e la sua pasticceria con prodotti per bambini, rivisitando prodotti semplici e della tradizione.
    Bilel Challakh e il suo commercio di mix di spezie personalizzate, che permettono di insaporire zuppe e prodotti in pochi secondi. La ricerca della materia prima è il suo mantra.

    Upcycling, recycling e artigianato

    Faiza Hamami con i suoi tappeti e il suo artigianato realizzato con materie prime riciclate. La difficoltà principale non è tanto quella di produrre gli oggetti, quanto quella di reperire i tessuti da riciclare.
    Ismail Fekih e il suo riciclo di bottiglie di plastica PET. Un ecosistema di raccolta che premia economicamente le persone che non hanno un reddito.
    Khaoula Hibra e Oumaima Assal e il loro servizio di realizzazione di prodotti per le cerimonie. Le uniche ad avere una cucitrice automatica per centinaia di km, realizzano abiti e tutto ciò che serve per i matrimoni.
    Makram Boussaffa: in un momento storico dove in tutto il mondo le catene di approvigionamento sono un problema, ripara elettrodomestici e realizza pezzi di automobili grazie alla fabbricazione digitale.

    Chi ho coinvolto

    Nonostante il programma non lo prevedesse, ho pensato che coinvolgere amici imprenditori e organizzazioni avrebbe potuto dare un boost ai progetti e una visione concreta di chi aveva già affrontato le stesse difficoltà delle startup tunisine. Questi sono i soggetti e le persone coinvolti:

    Cosa ho imparato

    Abbiamo aperto e chiuso la settimana a Tataouine con due plenarie in aula nella sede Tunisina di Arcs, per ascoltare dubbi e perplessità e fornire e spiegare strategie e strumenti comuni a tutti gli imprenditori. Il resto del tempo l’abbiamo speso facendo delle home visit di 2 ore alle singole aziende, durante le quali ci spiegavanoproblemi e necessità in modo da poter trovare soluzioni più personalizzate. Ogni visita finiva con una call ad un imprenditore in Italia che potesse fornire una carica motivazionale e il suo supporto.

    C’è stato davvero poco tempo per poter comprendere la regione in cui eravamo. Le tracce di Star Wars sono fugaci e in ogni caso non valorizzate, come magari potrebbero esserlo in altri contesti. Penso solo al Signore degli Anelli che ha fatto della Nuova Zelanda una meta turistica ambita.
    Tolto il gancio Star Wars, il contesto è davvero complicato. Siamo ai confini del deserto, non piove da un anno e mezzo per i cambiamenti climatici e nonostante la primavera araba sia iniziata in Tunisia a Tataouine se ne vedono poche tracce.

    L’imprenditoria e la startup sono visti come strumento di emancipazione sociale, specialmente per le donne, oltre che di mera sussistenza. Il punto non è la scalabilità o la crescita per “l’Exit”, ma riuscire a rigenerare un territorio depauperato da una diaspora e una migrazione altissima. In effetti non ci vorrebbe molto a trovare un posto migliore di Tataouine, ma il coraggio e l’abusato termine ‘resilienza’ qui sono all’ordine del giorno per gli imprenditori.
    Il problema più importante che abbiamo affrontato è la valorizzazione del loro lavoro: il loro concetto di valore e prezzo risiede solo nell’aggiunta di un margine al prodotto.
    Ultima nota di colore scuro, è la presenza di rifiuti in ogni dove. Il deserto, le spiagge e le città ne sono pieni.

    Quello che mi sono portato a casa è la consapevolezza.
    Consapevolezza del Paese dove vivo, delle risorse a mia disposizione e del network a cui possiamo accedere senza difficoltà.
    Consapevolezza che continuerò a essere d’aiuto a chi vuol fare Innovazione o Startup in Italia o all’Estero e in qualsiasi condizione, dal Covid al Cambiamento Climatico.

    Marco D’Angelo

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