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Nomad (Co)worker al 100% : intervista a Emma Piazza

Emma Piazza, classe 1988, nata a Pavia da mamma italiana e papà corso, è stata coworker da noi la scorsa estate, ma per pochissimo tempo. Non perché non avrebbe voluto fermarsi, ma perché in realtà…doveva già ripartire.

Il suo stato errante ci ha incuriosito e abbiamo deciso di farle qualche domanda sui motivi che l’hanno spinta, anche se per un breve periodo, a scegliere Parma, il coworking e On/Off come base professionale.

1) Ciao Emma: chi sei e cosa ti ha portato a Parma e nello specifico a On/Off?

Sono Emma Piazza, lavoro come scout letterario e come scrittrice. Sono arrivata a Parma per seguire il mio ragazzo: è iscritto a una scuola di cucina qui in città e io posso lavorare da remoto. Sono venuta a On/Off proprio perché, lavorando da casa, ho sempre cercato in ogni posto in cui mi sono trasferita uno spazio da condividere: un po’ per uscire dalle mura domestiche e un po’ per conoscere altre persone.

2) In effetti ci hai raccontato di aver vissuto, tra le altre città, a Barcellona. Anche lì lavoravi in uno spazio di coworking? Com’è stato il primo impatto qui a On/Off? Hai riscontrato grandi differenze?

Si esatto, anche a Barcellona avevo una scrivania in un coworking. Il primo impatto a On/Off è stato bellissimo direi! A Barcellona il coworking era molto piccolo, l’unico spazio in comune era una piccolissima cucina che in realtà non usavo quasi mai e di conseguenza c’erano meno possibilità di confrontarsi e si organizzavano molte meno cose insieme.

Inoltre c’era molto più ricambio di coworker e persone, nonostante lo spazio fosse molto più piccolo c’era molta meno gente “fissa” e più persone che venivano anche solo a fare una giornata di prova.

3) Possiamo quindi affermare con certezza che sei una coworker “nomade”?

Sì, direi nomadissima.

4) Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo stile lavorativo?

Beh, un vantaggio è che se trovo un coworking in ogni città in cui vado, posso conoscere tante persone diverse…non mi annoio mai insomma! Ma potrebbe anche non esserci un coworking in ogni posto in cui mi trovo, e quindi a volte sono costretta a usare spazi pubblici come biblioteche o bar. Un altro svantaggio, più del nomadismo lavorativo che del coworking in sé, è che conosci persone che poi prima o poi devi salutare!

Si può dire che il coworking sia diventata per me una vera e propria esigenza, in primis personale, non solo lavorativa. Il mio non è un lavoro in cui devo cercare collaborazioni, il mio networking lo faccio in altri contesti, quindi per me è fondamentale il plus relazionale che ti dà lavorare all’interno di uno spazio collaborativo.

5) Ultima domanda: ora sei già partita e adesso sei a Oderzo (Treviso), giusto? Qual è la tua prossima tappa  dove ti vedi?

Esatto! Starò qui 4 o 5 mesi. La mia prossima tappa non so quale sarà ma fuori dall’Italia direi, in un posto comunque sopra il milione e mezzo di persone (ride).

Grazie Emma, siamo contenti di essere stati una delle tappe del tuo giro nomade intorno al mondo!

 

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