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Euskadi, un paese per giovani?

EUSKADI. UN PAESE PER GIOVANI?

Viaggio attraverso le esperienze istituzionali e collaborative rivolte ai giovani nei Paesi Baschi

Agli inizi dello scorso ottobre, un mese intenso giunto ormai irrimediabilmente al termine, mi sono ritrovata in fretta e furia a dover anticipare chiusure e consegne perché da lì a pochissimo sarei partita.

Partita per dove? In missione.

In missione per conto di Di ASTER, società consortile dell’Emilia-Romagna per l’innovazione e il trasferimento tecnologico al servizio di imprese, università e territorio.

Come rappresentante di Officine On/Off , insieme a un pool di operatori scelti “nell’ambito di servizi di natura diversa rivolti a giovani dell’Emilia-Romagna”, sono stata infatti reclutata per partecipare a questa importante “missione di Study visit” presso le città di Bilbao e San Sebastian (Spagna) organizzata appunto da Aster.

Nell’ambito del progetto denominato “Rete territoriale diffusa per l’orientamento”, questa trasferta si prefiggeva quindi l’obiettivo, grazie alla visita diretta di best practices europee, di innalzare le competenze, trasversali e professionali, dei partecipanti stessi, provenienti da realtà (istituzionali, pubbliche, private) attive sul territorio regionale nei settori dell’orientamento e della formazione dei giovani a diversi livelli (dai Servizi universitari di orientamento/placement a Er.GO – Azienda regionale per il Diritto agli Studi Superiori, dagli Enti di formazione accreditati fino Centri per l’impiego; FabLab, Coworking, Incubatori/Acceleratori d’impresa; Informagiovani, Sale Prova e Uffici di politiche giovanili e Associazioni).

Torniamo per un attimo all’incipit di questo articolo, alla fretta e alla furia con cui sono partita. Non vorrei sembrasse una partenza svogliata, forzata o col piede sinistro. Tutto il contrario. Partire dall’oggi al domani mi ha aiutato, tra le altre cose, a lasciarmi sorprendere veramente da quello che ho visto, eliminando preparativi e aspettative, a volte inutili, rimanendo solo con la consapevolezza di aver avuto la fortuna e il privilegio di poter partecipare a questa iniziativa.

↓ Ma passiamo oltre, andiamo avanti e non guardiamoci indietro ↓

Mi dispiace se qualcuno rimarrà deluso, aspettandosi un report dettagliato di ogni tappa, che comunque potrà scaricare QUI (morale: Delusione Zero).

Sarò contenta invece se a qualcuno interesseranno le mie personali impressioni e i miei ricordi, rispetto a questa esperienza. Ancora di più se a qualcun altro risulteranno utili.

Questa missione è stata un viaggio all’insegna di parole chiave, messaggi  più o meno subliminali, scatti, racconti.  Racconti che spero di trattenere, cominciare ad applicare alla realtà a cui appartengo da 5 anni e continuare a farlo per molto tempo ancora.

Iniziamo.

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+ CONOCERNOS

 

(Dallo spagnolo, conoscer-ci). È una delle tante chiamate all’azione in formato stickers appiccicati agli oltre 900m2 di pavimento dell’Auzo Factory Cantera a Bilbao, incubatore di progetti di imprenditoria digitale locale finanziata dal governo basco al 100%.  

Pavimenti, mura e locali un tempo in disuso, sono stati riqualificati con l’intento di diventare luoghi creativi e aggregativi che favoriscono la convivenza tra cittadini, associazioni, imprenditori e imprese.  La necessità di rigenerazione e la scommessa sull’innovazione, sul turismo e l’attrattività dei talenti che hanno consentito alla città di reinventarsi, passando dall’essere una città grigia e degradata a città moderna e postindustriale, vede nel parternariato pubblico-privato la chiave di successo nello sviluppo della città.

Il primo obiettivo di questa strategia è stato quello di investire sulle persone. Successivamente quello di migliorare la mobilità e l’accessibilità alla città. Infine, creare servizi avanzati che possano integrare e migliorare l’attività industriale, l’ambiente, la pianificazione urbanistica, promuovendo la collaborazione tra enti pubblici e privati.

Auzo Factory Cantera si rivolge a:

● Progetti in fase di pre-incubazione

● Attività commerciali, rivolte a cittadini, collettivi, associazioni e altri agenti e società nel Comune di Bilbao

● Progetti strategici del Consiglio Comunale

Ma torniamo al “conocernos”. Auzo non è stata la nostra prima tappa, ma come parola chiave mi sembra importante posizionare al primo posto l’importanza della conoscenza reciproca. Imparare a conoscersi all’interno del gruppo è fondamentale in queste esperienze: è di fatto un obiettivo dell’esperienza stessa. Conoscere e riconoscere visi, persone, esperienze, affini o lontane, con le quali attivare connessioni, ponti,  legami; realtà istituzionali con le quali confrontarsi, approcci e metodi simili, trasversali e opposti a quelli da dove provieni, costruire una mappa di connessioni umane oltre che di luoghi.

↓ I miei compagni di viaggio ↓

Noemi Bello / Project manager Rimini Innovation Square

Laura Tagliaferri / Responsabile U.I. Servizi per i giovani Comune di Bologna

Lauro Menozzi / Direttore Associazione Pro.di.Gio (Unione Bassa Reggiana)

Alessandro Mazzini / Responsabile progetti europei per l’orientamento CentoForm (Cento)

Francesca Rauseo / Responsabile orientamento universitario Fondazione Flaminia 

Luca Stringara / Operatore Sociale Coordinamento Progetto Giovani Cesena

Antonio Capasso / Coordinatore del servizio Cooperativa Sociale Il Girasole (MO)

Carlotta Bubbolini / Specialista in politiche del lavoro Centro Impiego Ravenna

Monica Lodi / A.P. Programmazione e sviluppo dei servizi di orientamento al lavoro per ER.GO

Giuliana Minarelli / Direttore settore cultura, sport, turismo e politiche giovanili Unione Reno Galliera (San Giorgio di Piano, BO)

Luca Morganti / Rappresentante legale Officina 15 (Castiglione dei Pepoli, Bologna)

Chiara Bertozzi / Funzionario Reti educative Comune di Reggio Emilia

Sergio Ansaloni /Istruttore direttivo culturale Comune di Modena

Patrizia Pantoli / Funzionario Responsabile unità politiche giovanili Comune di Forlì

Camilla Carra / Funzionaria del Servizio Politiche Giovanili Regione Emilia-Romagna

Egle Beltrami / Coordinatrice della comunicazione Politiche Giovanili della Regione Emilia-Romagna

Sara D’Attorre / Responsabile servizi di orientamento e creazione di impresa innovativa – Tecnopolo regionale di Ravenna – ASTER 

Stefania Greco / Responsabile servizi di orientamento e creazione di impresa innovativa – Tecnopolo regionale di Bologna – ASTER 

Questi siamo noi. Normalmente, le foto di gruppo, se si fanno, si scattano alla fine (e questa non è un’eccezione) nel tentativo di immortalare un momento che sai che sta per svanire. Visto che credo che il gruppo sia importante, se non fondamentale, e che influisca sul resto dell’esperienza, ve la metto all’inizio, tié.

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+ SPAZIO APERTO

È la traduzione letterale dallo spagnolo di Espacio Open, nome del laboratorio cittadino situato all’interno degli spazi dell’ex fabbrica di biscotti Artiach nel quartiere di La Ribera de Deusto / Zorrotzaurre di Bilbao. Espacio Open opera all’interno dell’intersezione tra cultura contemporanea, tecnologia e questioni sociali, sviluppando sia progettualità proprie che consulenze esterne per soggetti privati ed enti pubblici. Le attività si basano in particolare su tre azioni:

● l’economia circolare con Open Your Gambara (mercato domenicale basato sulla Flea Market Culture)

● la promozione della tecnologia creativa con la Maker Faire Bilbao

● la formazione di competenze trasversali con FabLab Bilbao (scuola di tecnologia e laboratorio di fabbricazione digitale)

Spazio Aperto è quindi il nome di un progetto collaborativo attivo sulla città di Bilbao con cui siamo entrati in contatto; ma è anche e soprattutto un concetto, un valore, un approccio alla contemporaneità e al lavoro, condiviso da Espacio Open come da tante realtà in Euskadi, in Italia e in tutto il mondo.

Spazio aperto quindi inteso come:

+ apertura mentale e fisica alla collaborazione, alla contaminazione, all’invasione di agenti esterni, concepita come valore aggiunto imprescindibile e di partenza per approcciarsi a qualsiasi attività

+ nel senso letterale del termine: un contenitore, un locale, un’ex fabbrica, un centro giovani, lasciato aperto per essere riempito di contenuti, relazioni, persone che fanno cose per altre persone e per loro stesse.

+ difficoltà: l’apertura è difficile quanto rischiosa, è apolide e orfana. Uno spazio aperto a tutti e per tutti, a chi appartiene davvero? Chi se ne prende cura in quanto bene comune? La risposta dovrebbe essere a rigor di logica: “tutti”. Nella pratica, non è così e non è così semplice, soprattutto all’interno di dinamiche pubblico-private. Espacio Open di fatto si trova proprio nel mezzo di questo limbo: Nerea Diaz, energica e pasionaria fondatrice del progetto e nostra guida durante la visita, ci ha spiegato infatti che l’immobile in cui si trovano (più di 1000 mq) dovrebbe essere incorporato dal Comune di Bilbao come bene storico di valore industriale per poter essere ristrutturato e messo in adeguate condizioni di fruibilità e sicurezza.

Sì ok, ma quando?

I tempi incessanti e fluidi propri dei processi generativi dal basso riusciranno a coincidere con quelli irrimediabilmente più lenti e kafkiani delle pubbliche amministrazioni?

Ce la faranno i nostri eroi?

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+ ORIZZONTI

San Sebastian e la fortuna di pernottare in una posizione più unica che rara. Dall’alto del Monte Igueldo, il Mercure Hotel domina la baia e attraverso le immense vetrate che delimitano la hall e la zona ristoro, permette a i suoi ospiti di godere di un panorama unico e molto ispirante. Donostia ci ha accolto con un clima atmosferico e umano piacevolmente caldo, unito a orizzonti e prospettive aperte ben oltre il mare, verso il punto più lontano che l’occhio umano possa raggiungere.

Poter disconnettersi ogni tanto dalla visione quotidiana e raggiungere campi larghi è di grande stimolo; farlo a San Sebastian diciamo che aiuta. E il Fomento (Comune) di San Sebastian l’ha capito benissimo: dall’ultimo piano della sua Talent Hause (sede e strategia di ampio raggio con la quale intende valorizzare l’ecosistema dell’innovazione locale, inserendolo all’interno di reti tecnologiche internazionali di eccellenza, generando opportunità professionali e stimolando l’attrazione e la “fidelizzazione” di talenti locali e internazionali)

la vista è la seguente:

Un orizzonte che al Comune pare inizi comunque a stare stretto, tanto da voler dichiaratamente contrastare l’inflazione di un immaginario cittadino esclusivamente da “cartolina” (tutto surf, mare e buon cibo), sviluppando, ad esempio, iniziative qualificate come il San Sebastian Connecting Talent (programma attraverso il quale i ricercatori internazionali che scelgono di trasferirsi lì hanno la possibilità di accedere ad alloggi agevolati e partecipare ad incontri di networking) o il Donostia UP 2018 (piano strategico della città che punta sullo sviluppo dei talenti e che ruota intorno ai concetti di capitale umano, competitività delle imprese e coesione territoriale).

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+ RICCHEZZA

Ovviamente, non mi riferisco a quella di noi missionari – non pervenuta – ma a quella dei Paesi Baschi. Anche se forse noioso o poco stimolante, è importante prendere in considerazione la situazione di un paese dal punto di vista socio-economico prima di valutare in qualsiasi modo qualsiasi best-practice vi sorga.

Diamo inizio quindi al breve ma intenso

♥ Momento Wikipedia ♥

Il Paese Basco supera la media europea nella spesa in ricerca e sviluppo / PIL nell’innovazione (2,08% del PIL nel 2010) e, concentrando al suo interno un ampio volume di industrie, è una delle regioni più ricche d’Europa. Dall’89,6% del 1990 è passato al 117,1% della media europea del PIL pro capite del 2002, a un 125,6% nel 2005 e 137,2% nel 2008. Nonostante le sue dimensioni relativamente ridotte e una popolazione del 4,9% rispetto alla Spagna, il Paese Basco contribuisce al 6,2% del PIL, al 10,45% del PIL industriale e al 9,2% delle esportazioni. A metà degli anni Ottanta, nel pieno della crisi economica, la conversione industriale e la deindustrializzazione produssero un’importante recessione e, già recuperata da questa situazione per anni, è attualmente una delle regioni più sviluppate della Spagna, arrivando solo dopo Madrid con 29.683€ di reddito procapite (INE, 2014).

Inoltre, il sistema fiscale del Paese Basco, derivato dai diritti storici di Bizkaia, Gipuzkoa e Álava / Araba, rappresenta una delle sue caratteristiche più importanti. È impossibile comprendere la storia economica dei Paesi Baschi a partire dalla fine del XIX secolo fino ad oggi, senza citare il patto fiscale tra i tre Paesi Baschi storici e lo Stato spagnolo: il cosiddetto Accordo Economico, che riconosce al governo regionale un proprio sistema di finanziamento. La regione basca può approvare leggi sulle tasse (soprattutto sui redditi delle persone e delle imprese),  raccoglierle e gestirne il gettito.

Questo aspetto è importante, fondamentale per capire la portata della maggior parte delle esperienze che abbiamo visitato, quasi tutte gestite interamente o in parte da Enti Pubblici.

Prendiamo come esempio Bind 4.0 (Bilbao), programma di accelerazione per startup internazionali con prodotti o servizi tecnologici  applicati ai settori dell’Advanced Manufacturing, Smart Energy e Health, attraverso formazione, tutoraggio e potenziali investimenti con i principali attori industriali nei Paesi Baschi. L’iniziativa, sostenuta dal Governo Basco e dalla sua agenzia di sviluppo del business – SPRI, promuove lo sviluppo di PMI con massimo 8 anni di vita offrendo concrete opportunità di mercato e di integrazione con l’ecosistema territoriale. BIND 4.0 si inserisce in realtà all’interno di un’operazione più ampia guidata dal governo Basco, con l’obiettivo di implementare un modello formativo capace di rispondere ai fabbisogni delle imprese: è un pool di più di 100 centri di formazione professionali a definire i percorsi formativi in accordo con le aziende, garantendo, in questo modo, un altissimo livello di occupabilità.

Ovviamente oltre ai soldi, ci vuole una strategia che metta in connessione domanda e offerta, e Bind 4.0 pare averla trovata.

Altra città, altro esempio. Parliamo di Tknika, a San Sebastian, un centro di innovazione e ricerca applicata per la formazione professionale promosso dal Dipartimento di Educazione del Governo Basco. Con l’obiettivo di stimolare la relazione tra centri professionali e imprese, centri tecnologici e dipartimenti di ricerca universitaria, Tknika promuove l’innovazione degli stessi centri di formazione professionale con l’obiettivo di creare strutture sempre più flessibili e basate sulla collaborazione con il tessuto imprenditoriale territoriale.

Partendo dalle priorità tematiche e di azione individuati dalla Strategia di Specializzazione Intelligente promossa dal Governo basco (una sorta di Area S3 basca), proprio attraverso il braccio operativo di Tknika, vengono proposti i piani di formazione professionale in tutta la Regione.

A parole questo può sembrare niente. È infatti visitando gli spazi che docenti e formatori utilizzano quotidianamente per aggiornare competenze e contenuti didattici che ci rendiamo conto del potere di investimento a disposizione del Centro. Laboratori per lo sviluppo e la prototipazione tecnologica che spaziano dall’Internet of things, alla stampa 3D, l’Internet of Machine, alle energie rinnovabili, alla Bioscienza e alla Biotecnologia.

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 + PARTECIPAZIONE

Purtroppo, o per fortuna, la partecipazione è diventata un fenomeno / approccio / obiettivo / ormai abusato e inflazionato, utilizzato a random da chicchessia. Ma alla fine della visita delle best practice di Bilbao, nel concreto delle tre di cui mi accingo a raccontarvi, non sono riuscita a non pensarci.

La prima, Peñascal Kooperatiba.

Cooperativa nata nel 1986 e dichiarata di pubblica utilità, si pone come obiettivo l’integrazione tra le persone, specialmente quelle in situazione svantaggiata, attraverso l’attivazione al lavoro e la promozione di atteggiamenti e valori di solidarietà e cittadinanza.

Il modello educativo di riferimento, ci racconta Don Ignacio Fariña, uno dei soci fondatori della cooperativa, è quello promosso da Don Milani (!), verso un’istruzione professionalizzante, di una scuola “dei mestieri” inclusiva e capace di unire la dimensione educativa a quella sociale e lavorativa. Il buon Ignacio, oltre a citare Don Milani, si aiuta nella presentazione con un power point per noi appositamente tradotto in italiano. Come non volergli bene dalla prima slide?

Terminata la presentazione, ci accompagna a visitare tutti gli spazi della Cooperativa, che accolgono ognuno percorsi formativi professionalizzanti in diversi ambiti (carpenteria, falegnameria, cucina, pasticceria, etc.). Peñascal punta da sempre a differenziarsi dal sistema educativo «tradizionale», rendendo lo studente attivo e protagonista del proprio percorso e basando il sistema di apprendimento sulla pedagogia attiva. Anche noi a nostro modo diamo il nostro contributo a questo percorso, mangiando nella mensa aperta al pubblico in cui sono gli stessi ragazzi a cucinare e a prendere le ordinazioni.

La seconda, Bilbao Gazte.

Più che un luogo, un processo sviluppato dal Servizio Giovani e Sport del Comune di Bilbao (priorità Piano di Governo 2015-2019) per promuovere la partecipazione dei giovani nella definizione e nello sviluppo di progetti culturali, sociali ed economici nella città che favoriscano la loro autonomia, la loro possibilità di emancipazione e l’esercizio della loro cittadinanza. Le tre aree di intervento sono:

Autonomia ed emancipazione (piano di impiego giovanile e promozione della cultura imprenditoriale, incluso attraverso spazi e strumenti concreti come Auzo Bilbo Factory sopracitato)

Valore e coesione sociale (ad esempio, con format come il Gatze Talk Bilbao Europa, spazio collaborativo nel quale hanno attivato un dialogo e una discussione tra giovani e operatori di servizi di formazione e lavoro e amministratori, o il Zinegoak, Festival di Cinema e Arti Sceniche LGBT)

Cultura, tempo libero e sport

Quest’ultima area è importante e mi permette di introdurre una delle particolarità che più mi ha emozionato e coinvolto di questo progetto. Oltre al tripudio di festival (Bilboloop, festival di musica e indipendente che da spazio a band locali o di nicchia; Fant, Festival di Cinema Fantastico; BBK Live, Festival di musica internazionale; Break on stage, festival di cultura urbana) fino alla Bilbao Nigth Marathon e alle Residenze Artistiche, nell’ambito di Bilbao Gatze è nato BilboRock, una sala concerti attivata grazie a un processo di partecipazione che ha coinvolto giovani dai 14 ai 35 anni che avessero proposte di utilizzo e attività da svolgere all’interno degli spazi stessi. Il contatto con i giovani della città, avvenuto in maniera diretta e in alcune occasioni, raccontano le responsabili del servizio, andando a cercarli nelle strade e nei luoghi urbani di aggregazione, è stato attivato in ottica di ascolto e fiducia e non di richiesta o vincolo. Per il Comune, l’obiettivo non è stato quindi riempire lo spazio di persone, ma permettere ai giovani di sentirlo loro, sotto tutti i punti di vista: dai contenuti, all’arredamento, alla grafica, alla promozione. Distribuito su più di 1000 mq, dispone di tre aree principali: la sala polivalente, la sala lab e la sala prove. L’impressione è che questa tanto osannata partecipazione a BilboRock si sia cercata e si continui a cercare davvero, sforzandosi di cambiare continuamente il punto di vista classico top-down Istituzione > pubblico.

Ultimissimo esempio relativo a BilbaoGaetz. Tempo fa, dopo aver rimosso alcune strutture sportive causa lamentele di alcuni vicini per l’utilizzo che ne facevano i ragazzi, il Comune si accorse che proprio questi ragazzi avevano abbandonato gli spazi esterni e all’aria aperta della città, esiliandosi di conseguenza in luoghi meno visibili e a rischio. Da lì mise in pratica il Piano di “Dinamizzazione”dei Parchi, dotando alcune aree verdi di strutture e installazioni per praticare crossfit, skate e il parkour.

E fu così che i giovani ritornarono a usare i parchi. Una breve storia.

La terza e ultima: Wiki-Toki

Non solo luogo, non solo progetto, ma processo sperimentale al 100%. Un laboratorio di ricerca e sviluppo sociale, economico, culturale, politico con “il co-“ come filo rosso, come ci spiega il referente Ricardo.

Iniziamo dal significato letterale del nome.

Wiki è una tecnologia che permette a tutti di scrivere e migliorare un testo. Toki è “luogo” in lingua euskera (basco).

WikiToki è principalmente uno spazio lavoro condiviso e di incontro, al servizio di un gruppo variabile di circa 25 persone, sui quali ricade l’autogestione stessa del progetto. Oltre a sviluppare la propria attività professionale, ognuno contribuisce a immaginare e realizzare altri modi di relazionarsi e di vivere. Un spazio per sperimentare nuove forme di relazione, ibridazione e co-creazione tra diverse discipline e aree, tra professionisti e dilettanti, tra società civile e soggetti pubblici e privati. Una community di pratiche, riflessioni e azioni, formazione continua, ideazione e prototipazione; un luogo di lavoro, produzione, riproduzione, divulgazione. Uno spazio di incontro, distribuito all’interno di uno stabile riqualificato di 370 mq, utilizzato dai referenti di diversi progetti attivi a livello locale, nazionale e internazionale che collaborano, si contaminano e interagiscono tra loro e con il territorio, partendo dallo stesso quartiere in cui Wiki-Toki sorge, San Francisco, tra i più difficili e disagiati di Bilbao, “che molti operatori turistici cancellano dalla cartina dei luoghi da visitare della città”.

Chi partecipa alla vita Wiki Toki? Ecco le aree di intervento e le realtà:

Architettura e urbanistica

cAnicca (studio di architettura, design e urbanistica)

● Pez[estudio] (specializzato in processi di partecipazione cittadina e riattivazione urbana)

 Tipi studio (utilizzo co-creativo del design basato sul coinvolgimento diretto delle persone e sulla logica bottom-up)

URBANBAT (officina di urbanismo partecipativo che offre supporto nella pianificazione del territorio a gruppi, comunità e amministrazioni locali)

Arte e cultura

 ● Artaziak (educazione e mediazione culturale)

Histeria Kolektiboa di (collettivo di donne unite dall’arte, la trasformazione culturale e cultura)

Ideatomics (iniziative di ricerca su pratiche collaborative, tecnologia, pratiche artistiche contemporanee e relazioni sociali)

Josune Urrutia Asua, illustratrice

Col-laboratorio

 ● ColaBoraBora (cooperativa sociale dedicata al design e alla facilitazione di processi di innovazione centrati sulle persone)

Social Media Squad (rete transnazionale di consulenti e formatori che aiutano a sfruttare il potenziale delle tecnologie e della cultura di Internet p2p: dalle conversazioni autentiche alle collaborazioni significative)

Tecnologia

Montera34 (sicuro di aver bisogno di un sito web? “Collettivo” di due persone che sviluppa progetti online utilizzando free software)

Sostenibilità

Amets Aldatzeko (iniziativa a favore dell’attivazione di un dibattito sull’uso del sorteggio nel sistema politico)

Basurama en Bilbao (collettivo dedicato a ricerca, gestione e produzione culturale focalizzate sui processi produttivi e le possibilità creative generati dai rifiuti)       

                                   

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+ SFIDA

Intesa come scommessa, approccio innovativo alla risoluzione dei problemi e delle criticità. Il racconto si è già allungato più del dovuto, quindi vado dritta alle esperienze che per me hanno rappresentato questo concetto.

Criticità 1. Chiusura del sistema universitario al mercato e al mondo imprenditoriale

Sfidante 1. Bilbao Berrikuntza Faktoria (BBF )

Progetto pionieristico di apprendimento, innovazione e imprenditorialità, promosso e gestito da Mondragon Unibertsitatea (università privata costituita in forma cooperativa) e INIT Group, gruppo di imprese innovative, in collaborazione con il Comune di Bilbao.

BBF si prefigge di promuovere concretamente lo spirito imprenditoriale degli studenti universitari e avvicinare il mondo dell’apprendimento a quello dell’imprenditorialità attraverso la convivenza, in un unico luogo, di corsi universitari, spazi di coworking, start up e professionisti.

Ospitato all’interno di un immobile di proprietà del Comune, ceduto in comodato d’uso gratuito all’Università di Mondragon per 10 anni in cambio di una ristrutturazione integrale dello stabile, Il progetto si autofinanzia attraverso le tasse di iscrizione degli studenti (costo medio di un Corso Universitario, tra i 7 e gli 8.000€).

La metodologia educativa prende ispirazione da 3 modelli internazionali:

● Learning by doing della Team Academy (Finlandia)

● Team learning di Peter Senge (Massachussetts Institute of Technology MIT y Society for Organizational Learning SOL)

● Knowldedge sharing and Exchange (Condivisione e scambio di conoscenze) di Tom Kelley (IDEO)

Qualche esempio.

Nel corso “Leadership imprenditoriale e innovazione – LEINN” gli studenti lavorano già dal primo anno in team multidisciplinari con l’obiettivo di sviluppare un loro progetto imprenditoriale.

Il Master internazionale in “Intrapreneurship and Collaborative Innovation” – MINN” è rivolto invece a professionisti e docenti universitari  con l’obiettivo di stimolare lo spirito imprenditoriale anche all’interno della “comunità educativa”. L’obiettivo è quello di favorire la costituzione di una rete di sostegno per i docenti e insegnare loro come trasferire al meglio agli studenti quello “spirito imprenditoriale” che può portare all’avvio di una impresa innovativa o a un ruolo manageriale all’interno di imprese ed organizzazioni.

All’interno della struttura, al piano terra, è presente anche uno spazio di coworking aperto a professionisti esterni, che accedono in autonomia h24 (!).

Chi sono gli abitanti del BBF?

● 8 learning companies

● 120 “teampreneurs”, le potenziali imprese oggetto di studio e lavoro degli studenti

● 12 startup

● 25 iniziative individuali

● 50 imprenditori

Insomma, un programma, un progetto e un luogo che hanno compreso che per ottenere innovazione e sostenibilità (oggi, domani e dopodomani) è necessario creare modelli di collaborazione altamente efficienti tra diversi attori: aziende, università, pubblica amministrazione e agenti esterni, mantenendo un impegno di trasformazione sociale, concretizzatosi in un modello partecipato.

Da un lato, gli studenti entrano in contatto con il mondo aziendale dall’inizio del proprio percorso di studi; dall’altro, apprendono attraverso un sistema educativo basato sul potenziamento della ricerca collaborativa.

Criticità 2. Disoccupazione

Sfidante 2. Bizkaia DEMA

Agenzia provinciale del Dipartimento per occupazione, inclusione sociale e uguaglianza del Consiglio Provinciale di Bizkaia. Nata nel 1989 nel periodo di piena riconversione industriale dei Paesi Baschi, Dema gestisce programmi per l’occupazione e l’imprenditorialità per la Cittadinanza e con la cittadinanza, basati sulla co-creazione, il coinvolgimento e la natura collaborativa e solidale.

Come contribuisce quindi Dema a risolvere il problema della disoccupazione? Formando “team” di disoccupati e coinvolgendo ogni membro nella ricerca di lavoro per gli altri. Nel Programma Anezka-Lanzaderas de Empleo (Lanzadera = shuttle, astronave / empleo = impiego, lavoro), il team, composto da un massimo di 20 persone disoccupate, lavora per trovare un impiego a tutte le persone che lo compongono. Un coordinatore fornisce un supporto costante alla squadra ed è presente a tutte le sessioni individuali e di gruppo.

L’accesso al programma è volontario e senza corrispettivo in denaro e richiede un alto grado di impegno in termini di partecipazione e assistenza durante l’intero periodo (5 mesi) durante il quale i partecipanti avanzano verso l’inserimento lavorativo partecipando a varie attività.

● Sessioni di gruppo e pillole formative per potenziare l’occupabilità

● Contatti diretti con aziende e workshop con i responsabili delle risorse umane

● Organizzazione e partecipazione a forum, riunioni ed eventi

● Workshop pratico per coloro che perseguono un’idea imprenditoriale

Basando questo percorso formativo, aggregativo e di recupero sulla condivisione di un grande punto di contatto tra i partecipanti, ovvero una situazione lavorativa inesistenze, difficile o comunque precaria, ma soprattutto il superamento di questa stessa difficoltà, DEMA è riuscita a inserire nel mercato del lavoro il 60% dei partecipanti delle Lanzaderas, lavorando in gran parte sull’autostima e sulla riflessione personale delle persone coinvolte, spostando il focus dalla “colpa che hanno gli altri perché non lavoro” a “che errori sto commettendo nella mia ricerca di lavoro e come posso migliorarmi dal punto di vista professionale?”.

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+ GIOVANI [Conclusioni]

Durante la visita al Bilbao Berrikuntza Faktoria dell’Università di Mondragon, sono momentaneamente rimasta indietro rispetto al gruppo per fare diverse cose: fotografare e guardare con attenzione la distribuzione e l’arredamento degli spazi. Passando per un corridoio, sono stata rapita da una locandina, che sulle centinaia appese alle pareti de centro mi ha richiamato incredibilmente l’attenzione.

Il messaggio principale, scritto bianco su nero a caratteri più grandi rispetto al resto del testo, recitava:

Los jovenes no teneis ni puta idea de nada

=

I giovani non hanno una fottuta idea di niente

Appena l’ho visto ho pensato subito due cose: la prima, che lo dovevo assolutamente fotografare. La seconda, che raramente in Italia avevo visto pubblicità con messaggi così espliciti, ancora meno in luoghi dedicati all’istruzione dei giovani: quindi, mi piaceva molto.

In realtà, l’iniziativa che la locandina cercava di promuovere, puntava a comunicare il messaggio contrario. Lo svelano, scritto appena più in piccolo, il sottotitolo “Stanc@ che disprezzino la nostra generazione?”, il target “Se sei un giovane anticonformista dai 16 ai 30 anni…” e il tipo di iniziativa promossa (una sorta di “chiamata” per lo sviluppo di progetti che rispondessero a sfide specifiche, in cambio di premi in denaro e biglietti al Festival Internazionale Bilbao BBK Live).

Per me questa locandina, seppur intercettata all’inizio della missione, riassume e rappresenta il senso del viaggio e di quello che ho portato a casa in valigia insieme a un pacchetto di biscotti baschi.

Non tutte queste pratiche erano o sono rivolte o indirizzate ai giovani in maniera specifica, in effetti. Ma in tutte, o quasi, ho ritrovato un “approccio” simile: neanche dal basso verso l’alto, ma partendo dallo stesso livello. Paritario. Questo requisito ritengo che sia un imprescindibile punto di partenza nella comunicazione a un target giovane.

Come nella locandina, il mittente del messaggio (noi) si deve porre dalla parte dei suoi interlocutori (i giovani: “nostra” generazione, non “vostra”), dando spazio (che sia fisico o virtuale non importa). Spazio di ascolto e di azione, che permetta di dare risposte. Per ottenere risposte, l’unico modo è fare domande: chiedere, richiedere, coinvolgere, con toni e modalità chiare e univoche, utilizzando un linguaggio comprensibile, sincero, immediato e a volte correndo il rischio di essere fin troppo espliciti.

Ma soprattutto, offrire qualcosa in cambio di questa risposta. Non aspettiamoci di avere supporto o partecipazione semplicemente chiedendola, tanto meno esigendola. Stimoliamo, curiamo, facilitiamo la risposta mettendo a disposizione “cose”, non per forza materiali, basta che siano sensate: opportunità, vie d’uscite, sviluppi, possibilità, futuri. E che siano utili, in primis per loro.


Rossella Lombardozzi / Associazone On/Off

 

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