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Carlotta Fiore, l’editor indisciplinata ha trovato casa

  1. Rompiamo il ghiaccio e facciamo che ti presenti subito: di che cosa ti occupi?

Mi chiamo Carlotta Fiore e ho 33 anni. Per circa dieci anni ho collaborato con la rivista letteraria La Luna Di Traverso e da un paio di anni ho iniziato a occuparmi di storytelling e content management. Ovvero mi occupo di editing per case editrici, stesura articoli per riviste e storytelling per piccole aziende. Circa due anni fa insieme a Federica Pasqualetti e Infraordinario Studio ho creato il food blog Via delle Ortiche 23, in cui la cucina si sposa alla narrazione vera e propria, con la forma di un romanzo a puntate. E da quell’idea che è nata per puro piacere, ci siamo trovate a proporre lo stesso format di narrazione prima a un mulino, poi a una catena di negozi di ottica, per la quale abbiamo realizzato racconti ironici sui disturbi della vista.

  1. Come ci hai trovati e qual è stato il tocco finale che ti ha fatto dire “Mah sì dai, proviamo”?

Diversi amici mi avevano parlato di On/Off, ed è una realtà che già conoscevo perché siamo stati ospiti qualche anno fa con la rivista letteraria. Ho deciso di fare la settimana di prova e mi sono accorta che essendo una fucina creativa la mia produttività ha avuto un picco; quindi sia l’ambiente in sé sia il contatto con professionisti di vari settori.

  1. Domanda tradizionale ma obbligatoria: perché hai deciso di provare a lavorare in uno spazio di coworking?

Inizialmente speravo mi desse una disciplina, perché sono piuttosto indisciplinata e tendevo a massacrarmi di lavoro il giorno stesso della consegna per rispettare le scadenze; prima non avendo orari mi ritrovavo a lavorare da casa e durante le ore notturne. Gli aspetti positivi sono emersi successivamente.

  1. Nell’immaginario collettivo poter lavorare da casa in pantofole e senza orari da rispettare è un sogno. Sfati quindi questo mito?

Assolutamente sì, innanzitutto gli stimoli esterni sono fondamentali per la creatività e il rischio di vivere rinchiusi nel proprio bozzolo è alto. Prima di iniziare temevo la distrazione, la mancanza di silenzio, invece mi sono accorta che si rispetta molto il proprio lavoro e quello degli altri, e la condivisione degli spazi si è rivelata un valore aggiunto. L’unica cosa negativa è che ho aumentato esponenzialmente il consumo di caffè quotidiano.

  1. Altri aspetti negativi del coworking?

A voler essere fiscali ci sono giorni in cui si deve stare attaccati al telefono e risulta difficile trovare un posto in cui appartarsi.

  1. Condividere lo spazio aiuta il tuo lavoro? Sotto quale aspetto? 

Innanzitutto mi dà un ritmo, permettendomi di scandire la giornata in modo simile a un ufficio ma con la concentrazione propria del lavoro da casa, e poi c’è uno scambio di idee che automaticamente arricchisce il tuo lavoro, così come i momenti di svago, la distrazione per quanto mi riguarda è creativa per eccellenza.

  1. Ultima domanda, dato che tu con le parole ci lavori. Tre aggettivi che ti vengono in mente per descrivere On/Off (condiviso non vale…!).

Creativo, dinamico, stimolante.

 

Breve parentesi durante lo scambio di saluti conclusivo: 

“Dato che sono piuttosto pignola, prima della pubblicazione posso leggerlo?”

“Vuoi editarlo, vero?”

“Deformazione professionale”. 

A cura di Veronica Pinetti