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3 grafici a confronto – Intervista a Luca, Simone e Francesca

3 professionisti nello stesso campo, 1 spazio di coworking.

Vantaggi e svantaggi di lavorare in uno spazio di lavoro condiviso e il rischio di una competizione che non c’è!

Raccontate chi siete e che lavoro fate.

Luca Bocedi: Sono di Milano, mi occupo di design della comunicazione, di immagine coordinata per aziende, dal logo alla creazione dell’identità, dal web designer alle brochure. Sono freelance dal 2006, ho girato diversi uffici finché non sono capitato a On/Off grazie al passaparola e all’evento per il suo 1° compleanno (2014).

Francesca D’Onofrio: Sono una designer di prodotto: mi occupo di tutto ciò che riguarda la progettazione, spaziando su vari ambiti dalla grafica fino al sito web. Penso che quello che mi contraddistingue sia l’approccio progettuale, valuto se il risultato finale funzionerà, e cerco di vederlo sempre dal punto di vista dell’utente finale. Sono arrivata a On/Off nel 2014 tramite il FabLab, prima lavoravo come freelance da casa e quando ho scoperto lo spazio di coworking ho capito che poteva essere un ottimo modo per cambiare il mio ritmo lavorativo.

Simone Spotti: Mi occupo di visual design e web strategy, ho scoperto i coworking quando ancora vivevo a Milano. Ho partecipato alla nascita di BaseB, dove all’interno c’erano degli spazi condivisi come la zona relax e la cucina, ma gli uffici erano individuali. Lì ho conosciuto varie realtà, e insieme a tre soci mi sono spostato per aprire un altro studio condiviso e proseguire il nostro cammino insieme. Quando nel 2011 sono tornato a Parma, reduce dall’esperienza del coworking, ho co-fondato Un_type, dove abbiamo riconfigurato lo spazio ricavandone 6 postazioni condivise. In seguito il lavoro mi ha portato ad allontanarmi perché dovevo seguire i clienti in azienda, e a On/Off ci sono arrivato qualche anno dopo, quando con altri collaboratori ci siamo trovati a cercare un ufficio in uno spazio di lavoro condiviso.

Perché avete scelto uno spazio di coworking come base operativa?

Luca: Ho sempre cercato la condivisione dell’ufficio, perché credo che stare a casa da soli sia avvilente, mi piace staccarmi e avere qualcuno  con cui parlare, aiuta a rimescolare le carte e avere sempre con chi confrontarsi. In quanto libero professionista con un lavoro creativo, sono portato spesso a lavorare individualmente, quindi per noi freelance è più difficile creare connessioni.

Francesca: Mi ci sono imbattuta per caso. Non cercavo appositamente un coworking, ma lavoravo da due anni e mezzo da casa e la cosa stava diventando pesante. Lavorare da soli è limitante e i clienti arrivavano più che altro da conoscenze e giri di amicizie, quindi il tempismo è stato perfetto. Avevo bisogno di aprirmi un po’, e nel giro di pochi mesi ho visto la differenza: il coworking mi ha dimostrato fin da subito le sue potenzialità, anche se all’epoca a On/Off eravamo ancora in pochi. Ho avuto modo di provare cosa significasse non essere soli, oltre che dal punto di vista umano e sociale, anche lavorativo, per contatti e nuovi confronti. Una nuova modalità di lavorare soprattutto per il nostro settore che può valere anche per un piccolo artigiano.

Simone: Per il tipo di lavoro che faccio è la situazione ideale. Occupandomi di comunicazione per aziende, prediligo recarmi presso le loro sedi per gli incontri – per avere un feedback immediato sull’impressione dall’esterno- ma so che in caso di necessità qui a On/Off  c’è la possibilità di ospitare i clienti, e posso andare e venire dalla mia postazione senza alcun problema. Lo spazio infatti non mi preclude nulla nella gestione della mia giornata, mi piace stare in mezzo alla gente e vivere tutto ciò che comporta uno spazio condiviso. Inoltre, per una persona distratta come me uno spazio di coworking è l’ideale, perché mi sgrava da alcune incombenze come le bollette e il wifi, includendo tutti questi servizi nel pagamento della postazione.

3 vantaggi e 3 svantaggi di lavorare in questo spazio.

Luca: Uno dei pregi è la possibilità di confrontarsi con altre persone. A On/Off nello specifico il nuovo arrivato solitamente lo si conosce prima a livello umano e poi professionale, si cerca un contatto per capire se la persona entra in maniera armoniosa nel gruppo. Tutti vengono considerati colleghi, quindi non c’è rivalità, ma etica. Si cerca sempre di valutare una persona per quello che porta di nuovo all’interno dello spazio, e dato che adesso le professionalità sono molto liquide si trovano sempre nuovi mondi in cui intersecarsi. A livello concreto, qui a On/Off c’è il parcheggio gratuito, è facilmente raggiungibile perché vicino all’autostrada e alla tangenziale. Un aspetto negativo può essere l’informalità generale: non tutti abbiamo gli stessi ritmi e le stesse condizioni lavorative.

Simone: Per lavorare in sinergia e non entrare in contrasto con altri coworker secondo me ci vuole: individualismo, rispetto e condivisione. Individualismo perché a me personalmente piace sapere l’opinione altrui prima di mostrare il progetto al cliente, e accetto le critiche lì dove vengono sollevate. Tuttavia bisogna saperle prendere come tali e poi ricordarsi che sei tu singolo ad aver lavorato con il tuo cliente e a conoscerne le necessità, quindi la fase decisionale spetta comunque a te. Ovviamente poi deve esserci da un lato rispetto del lavoro e della presenza altrui, dall’altro condivisione sugli aspetti comuni.

Francesca: I vantaggi maggiori per me sono la filosofia di questo posto e l’approccio alle cose che tutti gli abitanti abbracciano, di condivisione vera, di mutuo aiuto e di comprensione reciproca. Apprezzo moltissimo anche l’incredibile multidisciplinarietà dello spazio, con il Fablab, gli incontri, gli eventi, le mostre, e le varie realtà che vi gravitano attorno, come le scuole, le aziende, le cooperative e le altre associazioni; in questo modo è più facile cogliere dei vantaggi per chi è in cerca di occasioni di lavoro e di relazione.

Il terzo vantaggio per me è sicuramente la presenza del FabLab, perché è un laboratorio con grandi potenzialità, soprattutto per il mio lavoro, perché mi dà la possibilità di prototipare oggetti e creare piccoli prodotti, e in altri coworking questa opportunità non c’è.

Voglio aggiungere un quarto vantaggio: l’attenzione per tutto ciò che è laterale alla pratica lavorativa quotidiana. Qui si viene anche ad imparare a lavorare, non solo a farlo: non bisogna dare per scontato che tutti i coworker sappiano cos’è e come funziona una partita IVA. Qui sono disponibili una serie di sportelli e di incontri al riguardo, come ACTA e InfoDesk, che permettono ai liberi professionisti – non solo ai coworker – di informarsi dal punto di vista burocratico e contabile.

Per gli aspetti negativi ,credo che in ciò che ti differenzia possano annidarsi anche i difetti, ad esempio l’ambiente informale rischia di minare l’idea di professionalità. Ci sono altri spazi sicuramente più formali e istituzionali, ma è una questione che riguarda ogni persona e quello che crede sia meglio per sé stessa, anche se capisco che dall’esterno può essere visto un difetto.

Quando avete scoperto che c’erano altre professionalità come la vostra all’interno di On/Off, come avete gestito la potenziale concorrenza reciproca? Avete pensato “Cosa faccio se ora mi ruba i clienti?”

Luca: All’inizio è normale cercare di capire come sono le altre persone che lavorano con te, è naturale valutare chi hai accanto in scrivania. L’importante comunque è non sminuire il lavoro degli altri, è un approccio competitivo che qui dentro non funziona. È giusto il “vivi e lascia vivere”, ma soprattutto se sei all’inizio, è meglio proporre di lavorare a un progetto insieme, piuttosto di rubare i clienti agli altri.

Francesca: L’approccio iper-competitivo non è la norma qui dentro. Non ho mai paura che un altro coworker possa rubarmi il lavoro perché non credo esistano due persone che possano sovrapporsi in modo identico. Ognuno di noi ha le sue specificità e conoscerle bene dev’essere considerata un’occasione e non un motivo di competizione.

Simone: No, non la temo perché non è nel mio interesse pensarlo. Se dovessi temere la concorrenza reciproca sarei io il primo a viverla in quel modo e ad andarla cercare. Siamo arrivati a nuove tipologie di lavoro, la concorrenza non è più come negli anni ’80: ora preferisco vederla come una condivisione, una ricerca di consiglio. Per cercare nuovi clienti mi muovo attraverso i miei canali di comunicazione, non andando a rubare i clienti agli altri coworker.

Sono nate o nasceranno delle collaborazioni tra di voi? O è meglio che ognuno lavori per conto suo senza interferenze?

Luca e Simone: È nella natura di questo posto cercare la condivisione, se la si desidera. Assolutamente sono nate collaborazioni e ne verranno di nuove. L’esempio classico: io faccio il logo e l’altro fa il sito web.

Francesca: Eccome! L’ultima che mi ricordo: un’azienda una volta mi ha chiesto un sito e-commerce, ma non era nelle mie competenze.  Io mi sono occupata solo di una parte del sito e del packaging, mentre ho coinvolto Luca per la struttura e-commerce. Poter condividere è una fortuna e non un ostacolo (se fossi stata sola forse avrei perso il cliente!).


Domande e rubrica a cura di Veronica Pinetti, Host Coworking Junior Officine On/Off